CORTE DEI CONTI: SI ALLA PEREQUAZIONE DELLA PENSIONE IN BASE AGLI AUMENTI CONTRATTUALI DEI PARI GRADO IN SERVIZIO.

La Corte dei Conti aggancia le pensioni ai salari.


La Corte dei Conti ha accolto il ricorso di un pensionato che aveva rivendicato la perequazione del trattamento pensionistico sulla base dei miglioramenti economici riconosciuti al personale di pari grado in servizio.
Una sentenza che fa finalmente giustizia e che ha affermato il principio secondo cui le pensioni vanno adeguate agli stipendi ed agli aumenti previsti dai contratti nazionali di lavoro, ribadendo che in forza degli art. 36 e 38 della Costituzione, la rivalutazione periodica dell'assegno previdenziale deve essere agganciata all'incremento degli stipendi del personale in servizio, cosi' come confermato anche per effetto della Sentenza nr. 30 della Corte costituzionale
I Giudici contabili hanno anche stabilito che sulle somme derivanti da questa rideterminazione delle pensioni spettano gli interessi legali e la rivalutazione monetaria con decorrenza della scadenza legale di ciascun rateo.
A nessuno puo' sfuggire l'importanza della sentenza della Corte dei Conti la cui decisione ripropone con forza all'attenzione del mondo politico un problema fin da troppo tempo ignorato.
Le pensioni degli italiani continuano a perdere valore nel tempo a causa del provvedimento adottato dal Governo Amato nel 1992 poi riconfermato dalla legge 335 del 1995, fino ad allora le pensioni si avvalevano di un doppio sistema di perequazione: rispetto al costo della vita e alle retribuzioni dei lavoratori attivi. Con la prima e cioe' con la scala mobile gli assegni recuperavano l'inflazione, con la seconda la produttivita'.
Quest'ultima forma di indicizzazione venne abolita lasciando il solo meccanismo di perequazione automatica annuale che ha causato le pensioni d'annata con perdita in soli dieci anni, del 50% del potere d'acquisto.
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